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Il paradosso dell' industria elettronica è in crisi ma non trova 76mila tecnici
MILANO - Sono due settori in piena crisi, l' Elettronica e l' Elettrotecnica made in Italy. Due comparti chiave della nostra economia che hanno subito un drammatico calo dei ricavi con l' amara conseguenza del collasso dell' occupazione. Eppure, questi stessi settori non riesconoa trovare dipendenti qualificati. E non si tratta di poche centinaia di persone ma di oltre 76 mila tecnici diplomati. A lanciare il grido d' allarme è Guidalberto Guidi il presidente dell' Anie, la Federazione delle imprese Elettrotecniche ed Elettroniche aderente a Confindustria.
Dice: «Innanzitutto lancio un appello alle famiglie. E le invito a considerare con più attenzione le chance di lavoro offerte dall' istruzione tecnica. Non lasciamoci fuorviare dai modelli offerti dalla televisione». Lo stesso Guidi, inoltre, guarda con apprensione al «paradosso» svelato dai dati Istat elaborati dall' Anie relativi all' occupazione nel settore. A cominciare dal fatto che nel 2009 l' industria Elettrotecnica e quella dell' Elettronica hanno registrato una caduta dei livelli occupazionali nelle grandi imprese pari rispettivamente al 4,3% e al 6%, superiori alla media del manifatturiero (-3,3%). Un fenomeno che non si è attenuato nel primo trimestre del 2010 come certifica un secco calo dell' 8,7% per gli occupati nell' Elettronica rispetto allo stesso periodo dell' anno scorso; mentre per l' Elettrotecnica la flessione è del 3,9%. In realtàa parere di Guidi la situazione è ancora peggiore. Spiega: «Questi dati non includono le piccole imprese. Secondo le nostre stime se ciò avvenisse la riduzione dei posti di lavoro sarebbe compresa fra il 10% e il 15%». E allora? Per il presidente dell' Anie il fatto che nonostante il crollo dell' occupazione non si trovino 76 mila tecnici è la spia di una drammatica spaccatura all' interno di un settore strategico per il futuro del Bel Paese. Lo scenario è semplice. Da una parte, infatti, sta emergendo un nucleo di imprese che ha reagito alla crisi investendo pesantemente in innovazione di prodotto e di processo. «Un' azienda come la mia», dice ancora Guidi, «sta crescendo del 25% all' anno. Ma circa la metà dei ricavi è dovuta a prodotti nuovi, che hanno meno di due anni». Dall' altra chi non ha investito non va a caccia di specialisti e si trova in guai ben più seri. Le aziende Elettroniche ed Elettrotecniche che hanno innovato, dunque, sono quelle che non trovano i tecnici. E che però possono risolvere il problema scegliendo la strada della «multi localizzazione», cioè aprendo all' estero laboratori e stabilimenti e cercando altrove i tecnici mancanti. Per le altre imprese, quelle che per vari motivi non hanno puntato sull' innovazione la strada si sta facendo sempre più stretta. E il rischio di chiudere appare incombente. «La concorrenza dei paesi low-cost dalla Cina all' India», osserva Guidi, «si sta facendo sempre più dura. E a mio giudizio se non si prendono al più presto dei provvedimenti la metà del settore rischia di essere spazzata via». Per il presidente di Anie tocca al governo accelerare le scelte già prese a suo tempo. Spiega: «Occorre porre mano al più presto agli investimenti pubblici nelle grandi reti come quella telematica o quella ferroviaria. Solo così possiamo salvare un patrimonio industriale fondamentale per assicurare un futuro del nostro Paese». E per dare un po' di ossigeno alle aziende in difficoltà.
 

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