UN PERCORSO TRA MENZOGNA E VERITA’
Scritto da Alice Dionisi   

La tragedia dell’attentato di Nassiriya è una delle storie con maggiore copertura mediatica eppure è difficile, o quasi impossibile, trovare informazioni veritiere.

 

Proprio per questo, noi ragazzi dell’istituto IIS C. ROSATELLI abbiamo voluto sapere la verità da chi questa storia l’ha vissuta sulla propria pelle e ne porta i segni, da chi ha avuto il coraggio di raccontare andando contro corrente, da chi ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco e improvvisarsi scrittore e regista: Aureliano Amadei.
Il 9 dicembre l’abbiamo incontrato e gli abbiamo posto delle domande riguardo le nostre curiosità sorte dopo la lettura del suo libro “20 sigarette”.
“Quando si raccontano balle è per un motivo”. Così Aureliano Amadei commenta la profonda differenza tra le notizie riportate dai media e la realtà riscontrata nel suo libro (di cui vaste parti sono state prese in considerazione come verità giudiziarie nel processo). Questa deviazione dell’informazione è un fenomeno quotidiano a cui ognuno di noi è soggetto perché, come Amadei dice nel Post Scriptum, “se dici una menzogna enorme e continui a ripeterla prima o poi il popolo ci crederà”.Uno dei principali scopi del suo Libro appunto, è non accontentarsi della semplice verità. La vita non dimostra teorie ma sono le teorie che vogliono dimostrare pezzi di vita. L’emblema di questo è la figura di Massimo Ficuciello inneggiato dalla stampa come EROE, morto per servire la patria, ma che Amadei ricorda invece come persona in cerca di esperienze e di un’identità a cui era stato concesso di vedere un luogo e una realtà eccezionali.
Questa disinformazione indotta riguarda tutti gli ambiti della società, infatti, gli stessi militari non sapevano che per partire per la missione di pace irachena si doveva firmare il codice militare di guerra. Anche Amadei si immedesima in questa situazione in quanto anche lui era partito senza sapere che cosa lo aspettasse realmente carico d’ambizione per soddisfare le proprie aspirazioni. Proprio per questo commenta dicendo “non mi considero una vittima ma un carnefice. Noi dobbiamo pulirci le coscienze senza riconoscere come i fatti sono collegati. Ma la nostra economia si regge sulla guerra come noi e le nostre famiglie. I militari che vanno in guerra sono nostri delegati “.
Il cardine dell’incontro è stato la figura stereotipata dell’eroe.
La strage di Nassiriya è stata progettata da una cellula di Al qaida capitanata da Abu Omar Al Kurdi, a causa dell’arretratezza nella protezione della base. Oltre 20 italiani morti e anche molte vittime irachene tra cui alcuni bambini. Perché questi ultimi non sono state mai citate dai mezzi d’informazione??? La nazionalità di una persona costituisce in sé un valore o meno??? La verità è che c’è un controllo dei nostri desideri e che questo controllore coincide con noi stessi  perché facciamo parte di questo meccanismo.

 

L’UNICO MODO DI NON COLPIRE UN BAMBINO
È NON SPARARE
L’UNICO MODO DI NON UCCIDERE UN INNOCENTE
È NON UCCIDERE
Noi non spariamo, non uccidiamo, ma ne siamo responsabili perché si uccide anche senza andare in guerra.